Io so che tu lo sai – Qual è il destino di Dragon Ball?

son_goku_-_dragon_ball_kaiUn giorno, prima o poi, io vincerò il David di Donatello.
Non chiedetemi perchè o come, ma io lo so, vincerò il David.
E’ il sogno della mia vita.
Quel giorno, io che ho uno strano rapporto coi tatuaggi e con tutto ciò che può essere “per tutta la vita”, mi tatuerò sul polpaccio destro Kakaroth. Il padre di Gohan. Il figlio di Bardak.Il marito di Chichi. Il più grande nemico del principe Vegeta. Il salvatore del mondo.
Son Goku, insomma.
Questo per chiarire come mi sto approcciando alla scrittura di questo pezzo.

Io sono stato bambino come tutti. Piccolo, nel vero senso della parola non lo sono stato mai. Ma ho avuto un’infanzia, ecco. Un’infanzia. Quella cosa che manca a molti ragazzi di oggi. Quella parte in cui passavamo solo un “piccolo” tempo davanti alla tv. Quello che decideva, appunto, la tv per noi. Quello classico dalle quattro alle sei, ufficiale, con quel Paolo Bonolis che il suo interismo molti anni dopo mi avrebbe portato ad odiare ma che allora amavo. Siamo anche nati lo stesso giorno noi, pensa un po’. Io, lui e Guccini. E vabbè.
C’era il classico orario del pomeriggio e poi c’era il post. Quello delle tv locali. Quello di Junior TV. Quello in cui ho scoperto la mia più grande passione: i Transformers. Quello dei cartoni che le mamme non erano proprio felici che vedessimo. Già avevano paura che sudassimo guardando Holly e Benji, figuriamoci cosa potevano aspettarsi se avessero capito che stavamo guardando ken il guerriero, o l’uomo tigre, o i vari robottoni, o fantomatici cavalieri dello zodiaco che ci spiegavano l’astrologia.
La mia era parecchio tollerante. Avesse saputo cosa sarei diventato, probabilmente, avrebbe fatto più attenzione. A nascondere davvero bene il barattolo della nutella, ad esempio.
Ma andiamo avanti.
I cartoni giapponesi, allora, erano quasi tabù. Come se non sapessimo che Holly era nato in Giappone. Però voleva andare in Brasile. E Benji in Germania. Quindi va bene.
I cartoni giapponesi erano le sigle dei Cavalieri del re.
I robot. Le mazzate. Assai mazzate. E, quando possibile, i sorrisi.
Ecco, allora io ridevo e non capivo proprio tutto tutto, guardando sta ragazzina e il suo creatore. E quel mondo folle e fuori di testa. Mi faceva ridere tanto. Era come quei fumetti da cui spuntavano salsicce e salami da terra che faceva un tale Jacovitti. E che mi piacevano tanto.
Ridevo e mi appassionavo a Slump e Arale. E a tutto il loro mondo folle. Dai, su, tutti noi abbiamo guardato la nostra cacca sperando che fosse rosa e volasse.
Ah, no?
Beh, io l’ho fatto.
E non avete mai nemmeno guardato una cacca per terra, attentamente, e poi toccata?
Ah, no?
E allora non guardavate Dottor Slump e Arale.
Che è possibile, per carità.

Ma non parlava mica solo di cacca, eh? Anzi. Era proprio divertente!
Ma poi avete guardato Dragon Ball.
fate un esperimento: scendete di casa o staccate gli occhi dallo smartphone se siete in giro. Cercate attorno a voi un esemplare di razza umana di età compresa tra i 15 e i 35. Possibilmente maschio.
Fatto?
Bene, avvicinatelo. Avvicinatevi a lui abbastanza perchè pensi che stiate per aggredirlo. Vedrete la sua espressione cambiare. Forse paura, forse terrore, più facilmente fastidio e “imbruttimento”.
Fatto?
Bene, un attimo prima che possa reagire, chiedetegli “Scusa, tu lo conosci Goku?”
Vedrete la sua espressione cambiare. Ma non vi sorriderà.
Certo, vi dirà. Certamente. Come no? potrà dire. Sono offeso dalla domanda, hanno risposto alcuni. Come potrei non conoscerlo? hanno detto altri. Chiamo la polizia, ha risposto solo uno.
Goku è il mito assoluto di almeno tre generazioni.
Chi come me si è approcciato a lui da giovanissimo venti anni fa. Chi l’ha conosciuto a cavallo del 2000 grazie alla sforbiciatissima versione Mediaset e chi lo ha conosciuto dopo, gli odierni quindicenni.
Il mio rapporto con Goku è molto particolare. Io non credo in dio. Non ci ho mai creduto davvero. Ma credo in lui. Potrei partire col solito giochetto che dice che Gesù è risorto una volta sola e che Goku almeno due (e mezza via) ma non cadrò nel vostro trabocchetto.
Ma voi provate a cadere nel mio.
Un ragazzino in età prepuberale che incontra un personaggio come quello di Goku non può che rimanerne affascinato.
E quello che ha fatto Toriyama per queste generazioni è paragonabile a quello che ha fatto Steve Jobs per quelle dopo.
Rincoglionirle.
Intanto, fateci caso, quanti anni ha topolino? E Paperon de Paperoni? Non lo sapete, vero? Sempre gli stessi, giusto.
Noi siamo abituati ad affezionarci ai personaggi e farli restare sempre nello stesso modo nella nostra immaginazione.
Goku lo incontriamo bambino, e lo seguiamo in tutta la sua formazione, fino a vederlo adulto, padre, vederne la dipartita, rivederlo in vita, vederne le trasformazioni, i cambiamenti, le evoluzioni e nuovamente la fine. E sto tenendo fuori Dragon Ball GT, in cui vedremo Goku diventare nonno e tornare bambino, e, in definitiva, chiudere il cerchio.
Ci affezioniamo a lui per quello che fa e riusciamo ad immedesimarci in lui in qualunque momento. Ognuno di noi ha provato almeno una volta a fare l’onda energetica, la kamehameha (dai, questo lo avete fatto…io al mare lo faccio ancora!) tanto lo sappiamo tutti come si fa: giù, giù\avanti, avanti e pugno; ce l’ha insegnato Ryu di Street Fighter.
C’era un momento in cui si diceva che le opere di Toriyama, il creatore di Arale e Goku appunto, fossero nel mondo più lette e vendute della bibbia. Non si faceva fatica a crederlo. Era diventata una religione. Per me lo era.
La lealtà, l’amicizia, l’intraprendenza, l’incapacità di cedere ai propri limiti, la capacità, invece, di saperli riconoscere, la voglia di confrontarsi con sfide sempre nuove, la tenacia, la determinazione negli allenamenti, il rispetto, sono tutte cose che ho imparato guardando Dragon Ball.
E mangiare, certo. Divertirmi. Sorridere e ridere tanto. A capire chi erano i cattivi. E che i cattivi potevano non esserlo fino in fondo. Che si poteva ridere dei propri limiti. Che non era così brutto essere diverso. Magari avere una coda. Magari restare senza capelli.
Non tutti sanno che Toriyama riprese pari pari (è scritto, è detto dallo stesso autore) una leggenda cinese del 1500 che si intitola “Il viaggio in occidente” una storia che i cinesi si raccontano da centinaia di anni, che qui non posso e voglio raccontarvi ma troverete una pagina wikipedia esauriente a raccontarvelo. Ecco. Alla fine di quella lettura vi chiederete come mai, fino ad ora, avevate sottovalutato questo cartone.
A un certo punto, Toriyama capisce che cosa gli è esploso in mano e continua con la sua storia, che doveva finire al primo torneo d’arti marziali. Ma gli è impossibile smettere. Non per una sua dipendenza, ma per quella che ha creato nel pubblico.
La gente vuole seguire le vicende di Goku e dei suoi amici. E i suoi amici piano piano perdono o acquistano importanza. Addirittura suo figlio, ad un certo punto, sarà la figura principale della storia, ma noi seguiremo come una stella polare solo la figura di Goku.
Sarà quando si rivelerà, all’inizio dello “Z” la sua vera natura extraterrestre che entrerà definitivamente nel mio cuore.
Dai, su, fortissimo. Incredibile. Ma mandato qui perchè noi siamo facili da conquistare e lui, in fondo, è un combattente di infimo livello. Lui. Che invece, si rivelerà essere il “Super Sayan della leggenda”
Potreste dirmi che pian piano diventa ripetitivo. Insomma, mazzate via. Quelle sono.
E’ vero. Ma proprio per questo i combattimenti diventano sempre più spettacolari e coreografici. E soprattutto, non si perde mai una componente morale che non diventa mai, non riesce a diventarlo, patetica.
Gohan diventa Super Sayan vedendo uccidere un suo vecchio nemico. Goku diventa Super Sayan vedendo uccidere il suo migliore amico. Che è stato suo rivale. Il maestro di Gohan diventa il più grande rivale di suo padre.
Il concetto di squadra, di bene superiore, di bene comune.
il concetto di “insieme”
Che “comune” è meglio che “giusto”

Il concetto di “Amico”
Lo Zenkai Power
La capacità dei Sayan che gli permette di superarsi, di essere sempre più forti.
Quella cosa per cui più vanno vicini alla morte e più sono forti quando si riprendono.
Il famoso “tutto ciò che non mi distrugge, mi fortifica”
Noi lo abbiamo capito da bambini. E non abbiamo più smesso.
Ci siamo anche fatti piacere le orribili sigle di Giorgio Vanni. E ce le siamo fatte piacere davvero.
E non abbiamo più avuto paura
Lui, che da alieno deputato ad ucciderci ha passato la vita e l’ha data, per salvarci.
Adesso ditemi che non è giusto che sia diventata la mia religione
Il disegno di “Dragon ball” soprattutto nel fumetto, diventa sempre più schematico, più squadrato. L’autore porta i suoi personaggi a combattere nel cielo, li fa volare, apposta: attorno è tutto azzurro. Non deve disegnare niente.
Diventa chiaro che a Toriyama adesso interessa l’unica cosa che interessa anche a noi: la storia!
I cattivi sono sempre più cattivi e sempre più forti. E Goku, ogni volta, si supera.
E non capiremo mai cosa possa diventare.
Lui che salva il mondo e lascia che si prenda il merito qualcun’altro. Lui che insegna tutto quello che sa agli altri. Lui che ha il concetto di lealtà scritto sul petto, ogni volta che si vota ad un nuovo maestro.
E chi di noi non avrebbe voluto mangiare uno di quei fagioli magici, per riprendersi, ogni volta che si sentiva sconfitto?
Lui e il suo rapporto col divino, con Dio, e con tutti gli altri dei sopra di lui.
Lui, che parte per trovare le sette sfere, solo per riavere in cambio quella di suo nonno.
Lui e noi, che il drago Shenron è il più grosso pretesto nella storia dei pretesti pretestuosi.
A proposito, lo sapete vero che anche il drago e il suo nome sono presi a piene mani dalla mitologia cinese, si?
Insomma, un anime pieno di simboli, di accettazione della fede, di spunti religiosi e di riflessioni sul mito, il mistico e il religioso, un costante mettere in gioco ogni tipo di convinzione e credenza.
Ci ha fatto bene, a noi, guardare Dragon Ball.
La verità è che ci ha reso meno scemi!

L’ultimo episodio di Dragon Ball Z è arrivato in un momento talmente strano che non ho saputo non piangere.
Lui era lì. Aveva bisogno di tutta la forza del mondo, della forza di ognuno di noi, per distruggere Bu. E ho rivisto tutti, ma proprio tutti i personaggi che ci avevano accompagnato per centinaia di puntate. Tutti lì. Braccia alzate. Ognuno di loro.
Io ero lì. Attorno a un tavolo con la mia famiglia. Io, mio papà, mamma e mio fratello, quello serio della famiglia. Stavamo mangiando.
Quando Goku inizia a chiedere a ognuno di noi un po’ della nostra energia, sento dentro di me il bisogno di alzarmi per dargliene. Ma mi vergogno troppo. Quindi abbasso lo sguardo sul mio minestrone. Solo dopo un po’ mi accorgo che mio fratello che pochi anni dopo sarà laureato Bocconi, studente modello e integerrimo, uno dei migliori del suo corso, è già in piedi con le braccia alzate. La faccia seria, che non trasmette emozioni. Devo alzarmi anch’io.
E lo faccio.
Mia madre, per non farci sentire dei decerebrati, va incontro al suo spirito materno e si alza, portando le braccia al cielo.
A quel punto manca solo uno. Lui abbassa lo sguardo sul minestrone fino a toccare con la punta del naso il piatto.
Se non li guardo, pensa, non esistono. Ma la potenza dello sguardo accusatorio di mio fratello è troppo forte. E mentre rischia di strozzarsi per bere il suo bicchiere di vino in quella posizione, non riesce a non alzare lo sguardo e incrociare quello del vero capofamiglia, mio fratello.
Guarda mia madre. Terrorizzato.
Mi devo alzare anch’io? chiede
Mia madre alza gli occhi al cielo.
Lui non può che alzarsi, un uomo di 52 anni, stanco, affamato e costretto a guardare i “pupazzi” invece che il telegiornale.
Mio papà.
Si alza e alza le braccia al cielo.
E Goku vince!
A quel punto ci abbracciamo e piangiamo insieme. Tranne mio papà che resta con le braccia alzate, come fosse in segno di resa.
Posso sedermi? chiede
Mia madre annuisce, è fatta.
Rimette il cucchiaio nel minestrone. Lo assaggia, e guarda mia madre. E in coratino le dice:
Mnè, però mo mu adà scallà stu cuss

Moglie, però adesso il minestrone si è raffreddato. E’ il caso che me lo riscaldi

 

 

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