Il mio giorno più lungo

13612359_1191364184216535_3009695154478286989_nNon ho molta voglia di scrivere, ma se c’è stata mai una volta in cui ho avuto bisogno di farlo, quella volta, è stasera.
Io sono coratino. Purosangue. Posso non stare simpatico a tutti i miei concittadini, ma il mio sangue non me lo toglie nessuno.
Oggi, molti di voi, hanno scoperto dov’è Corato, che è vicina ad Andria, e che tra Corato e Andria noi abbiamo viaggiato per cinquant’anni su un binario unico.
Già.
E pare che sia l’unica cosa che gli esperti in giro per l’Italia sono in grado di sottolineare.
Ho sentito una valanga di cazzate. E non c’è un termine diverso da poter usare, solo cazzate.
Da parte di “opinionisti” che, chissà, un treno della Bari nord non l’hanno preso mai. Ma si, mi prendo la responsabilità di dirlo: gente che non aveva idea di che cosa fosse la Bari nord, anzi, la ferrotramviaria, fino alle undici e mezza di oggi.
Io si. Io e tanti tanti tanti tanti altri si.
Tutti quelli che da Bari a Barletta vivono e respirano hanno preso almeno una volta un treno di quelli. Ci hanno viaggiato.
Ma molti, moltissimi, ci hanno vissuto.
Io ho preso uno di quei treni centinaia di volte. Centinaia. E c’è gente che tuttora, ancora, lo prende.
C’è gente che l’ha preso oggi. Dopo il dramma. Perchè per noi quella è vita.
Tutti ci siamo seduti in un particolare posto perchè c’era quella ragazzina che scende sempre a Terlizzi che porta sempre i capelli legati. Tutti abbiamo preparato un ultimo esame nella concitazione mattutina. Tutti siamo andati almeno una volta nell’ultimo vagone, perchè era quello più vuoto.
Tutti, perchè per noi era normalità. Era più sicuro. Era più veloce.
Tutte le volte che andavo a Bitonto in ufficio. Tutte le volte che andavo a Ruvo in fumetteria. E quando andavo a Terlizzi in ospedale da mio nonno.

E tutte le volte che parto per Roma. Che abbraccio mia madre e le dico “ti chiamo appena arrivo”. E la chiamo quando arrivo a Barletta.
Quando parto per Roma, io prendo esattamente quel treno. Esattamente quello. Per arrivare prima a Barletta e mangiare un cornetto, prima di prendere il treno.
Esattamente quello. Esattamente.
E sento, potente quel “driiin” che ci dice che il treno arriva e che poi può ripartire.
E ogni volta c’è quella ragazzina che da Barletta torna a Corato che è tanto carina, che aspetta in banchina.
Tutti noi, su quei treni, abbiamo litigato. Abbiamo pianto. Non avete nemmeno idea di quanti ne ho visti piangere. Quando mi ha lasciato la mia donna, tanti anni fa, sono andato  e tornato da Ruvo e mi sono semplicemente messo a piangere. E quanti ne ho visti piangere. Tutti noi abbiamo riso. Tutti noi abbiamo “deciso”. E tutti noi abbiamo vissuto.
Ho passato la giornata davanti alla tv, fingendo di non sentire il suono delle sirene, delle ambulanze e dalle urla. Da chi, stavolta, piangeva fuori dal treno.
E quante volte ero lì, su quella banchina, ad aspettare che arrivasse lei, i suoi occhi azzurri, i suoi capelli biondi, e il suo sguardo che mi cercava.
Quante volte ho abbracciato, su quella banchina.
E baciato. E amato.
Ho passato il giorno davanti alla tv perchè conosco benissimo quella curva, e non mi ha mai fatto paura. E oggi me ne fa.
Ho visto un lavoro eccezionale da parte di giornalisti locali, che hanno vissuto il terrore. L’apocalisse. Perchè non c’è un modo diverso per chiamarlo. L’inferno.
Adesso sono 25, ma saranno di più.
Parliamo di rabbia?
Parliamo di dolore.
Anzi, non parliamo affatto.
Ho sentito troppe parole. Troppe accuse gratuite e troppe “fandonie”. No, chiamiamole com’è giusto, cazzate.
Uno di quei treni non doveva essere lì. Lo sappiamo. Quando vi hanno detto che i morti erano pochi, e poi dieci, tutti noi, qui, sapevamo che sarebbero stati molto di più.
Perchè su quei treni, noi, prima di arrivare a “Ruvo station” ci siamo stati troppe volte.
E siamo quel che siamo perchè noi, lì, c’eravamo.
Quei treni, tutto quello che hanno rappresentato negli ultimi cinquant’anni, per noi sono uno dei motivi per cui abbiamo pensato di poter partire. Di credere nei nostri sogni. E uno dei motivi per cui partivamo era perchè sapevamo di essere in grado di tornare.

Io, quella stazione per cui ora voi vi indignate, l’ho vissuta per tutta la vita. E quel capostazione che ho appena visto intervistato da sky, mi saluta tutte le volte. E mi chiede come sto. E mi sorride. E così triste, non l’avevo visto mai.
Non ho smesso un minuto di piangere. E come me tutti. Tutti. Perchè oggi tutti noi abbiamo perso qualcosa. Qualcosa di molto grande.
Eppure,
non riesco nemmeno a immaginare lontanamente il dolore di chi, adesso, è lì, al palazzetto di Andria, aspettando di avere notizie.
Non riesco nemmeno a mettere il mio cervello in condizione di pensarlo.
Quello di uscire di casa, come tutti i giorni, e non tornare più.
Bum

Lasciateci al nostro dolore.
Ogni volta che il telefono squillava, oggi, tremavo.

E’ stato il nostro undici settembre.

Voi ve ne dimenticherete presto, noi non lo dimenticheremo mai.

Ma sarà un’altra, la cosa che non dimenticherò mai.
Alle undici e mezza c’è stata la tragedia.
Nemmeno a mezzogiorno c’erano già tutti i soccorsi. Tutti. Una macchina perfetta. Quattro elicotteri della protezione civile. Dopo poco più di un’ora c’era già un ospedale da campo pronto accanto  al disastro. Alle due e mezza negli ospedali c’erano tutti i medici che potevano esserci. Alle tre meno un quarto c’era già la FILA di donatori in giro nei punti di raccolta. Ci hanno chiesto di tornare domani.
E gli operatori del servizio di donazione erano lì da stamattina. E adesso, scrivo alle 23, sono ancora lì.
Come tutti i vigili del fuoco. Tutti i volontari. Tutti i poliziotti e tutte le guardie forestali.
Dopo tre ore dalla tragedia, il palazzetto dello sport di Andria era un grande centro di raccolta. Di protezione per i parenti. E di informazione.
Questa Puglia, che molti hanno saputo solo sputtanare, si è rintanata nel suo cuore e ha fatto in modo che riprendesse a battere.
Non sono mai stato più orgoglioso di essere coratino, di essere pugliese.

E adesso, al buio, mentre ancora si scava, mentre i politici sono già arrivati e andati, la gente comune arriva nel luogo del disastro per portare acqua, cibo e abbracci a chi è lì da stamattina.

E’ una tragedia immane, l’hanno detto tutti. Ma le parole, quelle cose che sono così importanti, a volte vanno usate a ragione:
una, tragedia, immane

Presto torneranno a fare rumore solo i nostri ulivi, il nostro orgoglio più grande, che sono lì da centinaia di anni e ci resteranno ancora, mentre continuano a crescere e rinascere ogni volta, ogni giorno, per tornare a vivere.
Come hanno insegnato a farlo a noi.

Che tornino a frinire le cicale.

 

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150 thoughts on “Il mio giorno più lungo

  1. Ieri non ho fatto altro che piangere, il dolore….troppo forte, pensavo alle tante volte che mia figlia prende il treno per andare all’università e inevitabilmente il mio pensiero, il mio cuore era vicino a quanti non hanno potuto rivedere i propri cari, un dolore troppo grande, lancinante. E poi………..in TV……. certi commenti…….., non ci sono parole! Grazie all’Italia della solidarietà. Sono orgogliosa di essere italiana e pugliese. Grazie Nicola per le tue parole che sono arrivate direttamente al cuore.

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  2. sono pugliese, di Canosa, e quella ferrovia la conosco benissimo. Si va a Bari senza prendere la macchina perchè la statale è pericolosa e l’autostrada costa. Da ieri so chi può essere morto su quei vagoni: ragazzi, anzieni, pendolari, gente comune che va sul treno perchè il treno è più sicuro della macchina e costa meno. Potevo esserci io su quel treno, tornando a Canosa da Firenze dove ormai vivo, poteva esserci mio fratello che è ancora lì, potevamo esserci. C’erano i soccorsi subito, molto prima di quanto avviene al Nord, il Nord che dice di essere tanto meglio e che io non vedo tanto meglio. Scusate se ogni tanto diamo dei punti, se c’è la fila per dare il sangue, se piangiamo anche chi non conosciamo e non conosceremo mai. Scusate se viaggiamo tanto in ferrovia e ci fidiamo. Siamo fatti così, il meglio di noi lo diamo in silenzio quando serve.

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    1. Queste parole arrivano nel profondo del cuore , parole che devastano chi legge , grazie davvero per avermi fatto provare delle vere emozioni . Anche se non sono del posto , queste parole mi hanno davvero fatto capire i vostri dolori e i momenti strazianti che state passando e il vero senso della vita .

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  3. Quello che scrivi è pura verità…una tragedia umana….ma di fronte alle tante” cazzate” che si sentono…le tue parole suonano di vita oltre la morte…AUGURI DI CUORE

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  4. Ho letto con grande commozione le parole di Nicola ed i commenti di quanti si sono associati a questo momento di dolore. In una nazione allo sbando e gestita da lestofanti, fa piacere rendersi conto che la “gente” buona e ricca di sentimenti è ancora fra noi. Abbracciamoci tutti in un momento terribile per tutti i cittadini di buona volontà.

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  5. Io in puglia ci ho fatto 6 mesi di naia a Lecce – Caserma Trizio – nel lontano 1974.
    Gente stupenda, cordiale, accogliente.
    Non serve altro anche perché, nonostante i passi da gigante che ha fatto la tecnologia e internet, non hanno ancora trovato il modo di “postare” le lacrime.
    E, anche se ciò fosse possibile, non credo che potrei raccoglierle tutte.

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  6. Un silenzioso e doveroso pensiero, da un sud … ancora più a sud! Parole bellissime che ci stringono intorno a questa immane tragedia! Vicinissimo a tutta quella meravigliosa Terra che è la Puglia e alla sua splendida gente!

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  7. sono un “soldato” umbro, ora in friuli e molte volte ho vissuto i campi del reparto di artiglieria sotto il cielo coratino, vicino alle masserie e alla gente. ho amici a corato, frutto di un servizio reso insieme alla comunità nazionale e subito alla brutta notizia il mio pensiero è andato a quella terra, alla sua gente, che ben conosco, ed ai miei amici. mi stringo in solidarietà massima con tutti voi.

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  8. È piena di poeti la Puglia, tu sei uno di questi. Perché la Puglia è poesia ed amore, disinteressato, dei veri uomini generosi che la popolano. Pronti a dare tutto, senza ricevere nirnte.
    Grazie da una pugliese con il cuore a pezzi.

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  9. Mi hai commosso.. non sono pugliese ma umbra e anche io sul treno ho vissuto, amato, pianto, dormito, studiato, mangiato, chiacchierato, incontrato, atteso, sperato. Tuttora viaggio coi treni per questo riesco a sentire il vostro dolore nonostante nn mi tocchi direttamente. So che se ne dicono tante di cazzate, pure io sono stata pubblicista per un po ma ho abbandonato quando ho capito che nn faceva per me. Troppa falsità e ridondanze inutili a mio parere.
    Non importa di dove siamo, gli altri sono come me, tu sei come me e questa tragedia poteva succedere a chiunque. A chi ama la vita e tutto ciò che ne fa parte, persone, animali, piante, cose, il tuo messaggio arriva fin dentro nel profondo. Un abbraccio

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  10. Noi pugliesi siamo così: soffriamo, ma ci rimbocchiamo le maniche e ingoiamo la polvere. Denti stretti e cuore in mano. Tutto vero, nessun inganno.
    Hai espresso bene tutto questo.

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  11. Queste parole mi hanno toccato come poche cose al mondo. E’ come se le tue parole avessero avvolto il mio cuore. Ho pianto sinceramente, mi sono emozionato. Ti ringrazio, un’emozione così per delle parole così belle mi mancavano. Un abbraccio a te e a tutte le persone come te, che riescono a regalare emozioni anche da lontano. E un abbraccio a tutti i pugliesi, per quel poco che potrebbe valere.

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  12. Sono del nord est non sono mai stata in Puglia ma i pochi pugliesi che ho avuto l’onore di conoscere qui al nord sono delle persone splendide che mi hanno lasciato nel cuore tanto affetto. Mi dispiace immensamente è veramente una tragedia immane. Persone semplici normali che stavano semplicemente vivendo la loro vita. Non considerateci tutti freddi e indifferenti noi del nord. Non siamo tutti così io ho pianto tanto per tutti. Con tanto affetto a tutte le famiglie colpite e a tutto lo splendido popolo pugliese

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  13. Io pugliese piango la mia gente anzi terrona si sono terrona e piango la mia gente Bari bella Bari Corato Barletta posti stupendi glio visitati con mio marito un giorno mi fa amore basta lavoro oggi ti porto a vistare Barletta Corato e poi Bari passiamo un po di tempo nella nostra bella Puglia e ora che sono lontana vorei essere li in sieme alla mia gente

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  14. Porto questa tua bellissima lettera sul mio blog, Stanca di tante parole a vanvera, di tante persone che si credono i deus ex machina di ogni cosa.
    Queste volevo sentire, quelle del cuore, dell’amore, della dignità…
    Grazie
    Fausta

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  15. non ci sono parole da aggiungere.. hai già detto tutto tu.i soccorsi fulminei e tutta l’organizzazione che ho visto è stata fenomenale. ma tutto questo non ci riporterà le persone che si sono perse in quel viaggio. niente polemiche niente rimbalzi di colpe… x favore. questa è l’ora del dolore del mostrare l’unità di questa regione che è stata colpita al cuore ma che, sono certo, si rialzerà e mostrerà a tutto il mondo la sua forza e la sua unità.
    vi porto nel cuore…..

    un italiano

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  16. Non sono vostra concittadina ma il mio sangue è orgogliosamente coratino come il vostro ed è per questo che questa tragedia mi tocca ancor più da vicino … quel treno un giorno tanti tanti anni fa lo presi anch’io … il vostro dolore è il mio … sulle mie labbra e nel mio cuore una preghiera per le vittime di questa immane tragedia

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  17. Caro Nicola io non sono del sud ma so dov’è Corato..conosco persone di Corato ed ho molto amici-colleghi pugliesi. Il dolore è di tutti noi, perché tutti conosciamo qualcuno che prende il treno. Mai sorella per esempio viaggia sempre in treno con i suoi bambini.

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  18. Non ci sono parole…solo lacrime e tanto dolore. Non riesco a smettere di pensare a quella mamma trovata abbracciata alla figlia, è tutto cosi straziante…vi sono vicina con il cuore

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  19. Ciao Nicola, a 17 anni andai via da Bari per la mia avventura in marina quindi quella linea l’ho vissuta solo poche volte con gli amici quando venivamo su verso Barletta. Un racconto sconvolgente il tuo, che lascia tanto amaro in bocca e tanta impotenza davanti alla colpa di non si sa chi, a tutti può capitare di uscire da casa e non tornarci più ma questo è un qualcosa di immane e di mostruoso. Un abbraccio a tutti voi da chi ormai fuori dal servizio vive serenamente all’estero, per noi bandiere a mezz’asta o listate a lutto sulle imbarcazioni.

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  20. Il giorno del dolore della disperazione delle lacrime. Forse la Puglia non aveva pianto tanto quanto nelle ultime ventiquattro ore. Questa tragedia ci ha insegnato ad apprezzare le nostre qualità, quello che siamo e quello che dovremmo sempre essere. Addio a tutte le persone che hanno lasciato la loro vita su quel maledetto Binario Unico. SARETE SEMPRE NELLA NOSTRA MEMORIA.

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  21. Sono del nord anch’io esattamente di Vicenza.
    Non ho parenti in Puglia ma quando ho visto in tv la tragedia ho pianto pensando a chi poteva essere morto una madre un padre un bambino una fidanzata o fidanzato un amico e ho pensato se fosse successo qui da noi la stessa cosa ora saremmo a piangere come voi perché davanti alle tragedie siamo tutti uguali e non ci sono parole .Vi sono vicina coraggio un abbraccio forte

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  22. Sono Pugliese, vivo a 50 km da Corato… Ho appreso della tragedia alle 14, rientrando a casa ed ho seguito tutto il giorno l’edizione straordinaria su TgNorba24… E non riesco a descrivere il dolore provato vedendo quelle immagini… Ho pianto come una disperata… Come se su quel treno ci fossero miei familiari…
    Ma il culmine del mio strazio, l’ho raggiunto quando hanno raccontato di aver trovato una mamma abbracciata alla sua bimba… Entrambe senza vita…
    Sono mamma di un bimbo di quasi 3 anni… Ed ho immaginato la giornata di questa mamma, felice con la sua bimba… L’entusiasmo della bimba nell’attesa del treno, il viaggio… La bimba che guarda fuori dal finestrino incuriosita dal mondo che scorre veloce sotto le rotaie e poi… Un forte abbraccio della mamma, un rumore assordante e tutto finisce lì…😢😢😢😢😢
    Adesso leggendo i nomi delle 23 vittime, mi accorgo che in realtà non c’è nessuna bimba tra le vittime e la rabbia è salita… Perché questa bimba non è riportata nell’elenco, non è anche lei una vittima di questa immane tragedia? Non posso immaginare che dei giornalisti o dei soccorritori riescano ad inventarsi una cosa simile in una situazione già di estremo dolore!!!

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  23. Ciao sono una pugliese che vive a Milano, sono pugliese e lo dico dopo il mio nome e cognome.
    Io stessa critico spesso l inerzia atavica che riscontro nella mia terra, anche se a nessun altro permetto di farlo.
    Ho fatto fatica a guardare le immagini alla televisione, ho chiamato amici e parenti e poi ho spento . Il cuore in tumulto avrei preso il primo aereo e portato il mio sangue. Poi la furia, la rabbia ha preso il sopravvento, cazzo non si puó mettere in mano la vita di tante persone ad uno solo, ad UNA TELEFONATA! E’ impossibile per me soffermarmi a riflettere su questo punto, posso impazzire, e mi metto nei panni di quella persona che aveva quella responsabilitá…..è disumano.
    Una mia amica continua a dirmi che ovunque in Italia ci sono situazioni simili treni ad una unica direzione affidate a responsabilitá di un povero cristo che sará quello a pagare per tutti, e quindi ? dovrei sentirmi meglio? mi incazzo di più.
    Questa mattina la stessa amica mi ha girato il tuo scritto ed è stato come se avessi ricevuto IO sangue, sangue caldo, triste, romantico appassionato, sangue pugliese! Finalmente ho potuto dare sfogo alle mie lacrime…….grazie.

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  24. Grazie Nicola per le tue parole sincere. Vere.Descrivono perfettamente quello che ho sentito anch’io, Coratina come te. Ci leggo tutte le mie emozioni. Grazie.

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  25. Nicola, scrivi che “voi ve ne dimenticherete”…non so chi tu intenda per VOI ma credimi se ti dico che IO non me ne dimenticheró…e ti assicuro che si piange anche qui nel lontano, arido (e non parlo di arsura estiva) nord-est, per quanto ê successo da voi, a voi.
    La lezione di solidarietà,presenza e affetto che danno i pugliesi in questi giorni, é immensa….certo, per chi vuole ascoltare…
    Un abbraccio grande, grande a te e a tutta la tua terra

    Francesca (provincia di Treviso)

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  26. Nicola grazie per queste belle parole e come se tu fossi riuscito a sintetizzare la rabbia e insieme il dolore che tutti noi stiamo provando…sono napoletana e le pene del “non progresso” le conosco bene le vivo tutti i giorni ma fanno parte della mia vita della mia Napoli che in fondo amo…grazie ancora per il tuo pensiero ci ho rivisto il mio in ogni singola parola….un abbraccio grande ai miei fratelli pugliesi oggi siamo un pò più italiani di ieri

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  27. Ужасные новости из любимой Апулии – земли Святого Николая…. Примите искренние соболезнования из России. Мир праху погибших… Скорейшего выздоровления пострадавшим….

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  28. Ciao, sono di Bari ma vivo al nord da dieci anni e in Puglia torno tutte le volte che posso, trovandola sempre più bella di come me la ricordassi.
    Conosco bene la terra rossa, il cielo azzurro e quegli ulivi meravigliosi.
    Uno scenario che suggerisce pensieri di gioia, di vita, di vacanza ma che da oggi mi ricorderà che in ogni posto si può morire, all’improvviso, senza accorgersene, magari, mentre si viaggia in uno dei modi che ci fa stare più sereni, il treno.
    Tu che puoi, se ti capita, abbraccia quel capostazione.
    Digli che la gente capisce che non è colpa sua.
    Che capiamo che l’errore umano può essere strappato al dominio del “probabile” e relegato nell’angolo del “possibile”.
    E che, se nulla è stato fatto per questo, non è colpa sua.
    Spendiamo 50 milioni di euro al chilometro per la TAV e poi lasciamo che i nostri fratelli, i nostri figli, i nostri padri muoiano così.
    Ciao Puglia, un caro abbraccio.
    Guardarti soccorrere quei poveretti mi ha reso orgoglioso di avere il tuo sangue nelle vene.

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  29. Hai ragione ad alzare la voce e dovrebbero farlo tutti. Corato io la conoscevo. Gran parte degli abitanti di Corato si è trasferito a Grenoble, la citta di mia moglie.
    L’ex moglie di mio cognato ha quelle origini.

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  30. Caro Nicola, per caso – come succede spesso navigando nel web – ho scoperto il tuo blog e questo post. Io non dimentico questa tragedia, non voglio dimenticarla, ho viaggiato tanto su treni cosí per arrivare nella scuola che mi era stata assegnata, ho chiacchierato con i colleghi mezzo addormentati la mattina prestissimo e poi al ritorno per la stanchezza, ho letto e osservato le mille facce che popolano questi nostri convogli, persone di tutte le età, con parlate diverse anche se provenivano da territori vicini. Quando mi è arrivata la notizia, ho cercato inizialmente di difendermi dallo sconcerto, dall’incredulità, poi dal dolore ma tutti quei morti hanno superato le mie difese e non riuscivo piú a staccarmi dalle immagini. Le guardavo, ma toglievo l’audio, perché mi disturbavano le voci e le parole dei commenti, di certi commenti stupíti, di chi finora sembra abbia dormito e si svegli all’improvviso di fronte alla realtà.
    Grazie di ció che hai scritto, esprimendo bene la rabbia di chi su quei treni trascorre il suo tempo di vita. E per qualcuno, ora, anche di morte e di ferite, fisiche e nell’anima.
    Ma mi piace il fatto che tu abbia raccontato il buon funzionamento della macchina dei soccorsi, per cui tanti negli anni scorsi hanno lavorato per dare alla nostra Puglia un’organizzazione della Protezione civile, civile appunto, nel senso piú letterale della parola!

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