Di fioretto e di sciabola

Non scrivo una parola su questo blog, da oltre due mesi.
Non che non ne abbia mai avuto voglia, o che non abbia sentito necessità, a volte, è che ormai, da due mesi a questa parte, penso, ogni volta che mi avvicino a wordpress che qualunque cosa io possa dire, risulti una cazzata. Ma non una cazzatina, proprio una cosa epica.
Due mesi fa ho scritto, di getto, una cosa che pensavo mi avrebbe aiutato a buttar fuori tutta la rabbia e la frustrazione e la paura che avevo in quel momento.
Ed è andata esattamente così.
Poi, come una freccia dall’arco scoccata, quel post è finito ovunque.
Decine di giornalisti mi hanno cercato e a tutti ho risposto che quello che avevo da dire, ormai, era già stato detto.
Ho rifiutato interviste e dibattiti, ho solo accettato, nella continuità del mio lavoro, di leggerne una parte una sera, davanti a delle persone che erano lì anche per “ricordare che non dimenticheremo”, ma che, appunto, abbiamo solo un modo per farlo: andare avanti e continuare a fare quello che la nostra passione, la nostra voglia, i nostri bisogni, il nostro piacere, le nostre capacità e il nostro impegno, quella cosa cioè che ogni giorno chiamiamo “vita”, ci fanno svegliare la mattina.
Che tornino a frinire le cicale, chiedevo. Lentamente, è quello che sta succedendo. Le ferite si rimarginano, non sempre nella stessa maniera, non sempre del tutto, non sempre senza lasciare traccia.
Anzi.

Ma dovevo ripartire.
Ci sono centinaia di persone, adesso, che seguono questo blog, e non so cosa si aspettano.
Uno dei principi della psicoterapia della Gestal spiega chiaramente che non esiste delusione se non c’è aspettativa, e che più aspettative si hanno, più rilevante sarà la delusione.
Io non voglio deludere nessuno.
Già succede, purtroppo, alle volte, col mio lavoro. Sbaglio, come tutti. E ne soffro.
Ma non può e non deve succedere qui.
Quindi, amici miei, su questo blog, presto, tornerò a raccontare le mie stupidate, delle mie passioni, a parlare di film, di cinema in generale, di fumetti e di cartoni. E magari a raccontare un po’ di cose divertenti o meno che possono capitarmi ogni giorno, nel rutilare indaffarato che è la vita di un attore trentacinquenne che questa società si ostina a chiamare giovane, ma che vorrebbe mettere un punto ogni tanto e chiedersi, allora “che cosa sono i 2000?” che mi spaventa pensare che a breve loro saranno maggiorenni. Quelli che nascevano i giorni in cui io mi diplomavo e partivo.
Ecco, se andrete via, io capirò e nel caso approverò. Perchè non so cosa vi aspettiate voi, ma so cosa non voglio fare io: deludervi.

E allora non vi racconterò che ho visto “Suicide Squad” perchè l’addetto stampa del film è un mio caro amico e quindi non ne posso parlare come vorrei.
Ma presto succederà.

A tutti voi, sappiatelo, voglio un po’ di bene. A tutti quelli che hanno commentato, a chi ha approvato e a chi ha criticato.

Grazie, andiamo avanti.
Perchè anche se tra un po’ è autunno,
che tornino a frinire le cicale

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