La metempsicosi degli affetti

Io sono single.

Non so se dire “Per fortuna” o “purtroppo” e per questo vivo la mia condizione per quello che è. Un momento, un passaggio, un’idea e una consapevolezza.
Non è una vittoria, e non è una sconfitta.
Non è una cosa che decidi, pur decidendo di deciderla ogni volta.
La mia Dottoressa, che è una specie di entità a cui devo la sparizione dei miei attacchi di panico ma non di certo di tutto il panico e le paure che spesso sono anche carburante della mia vita, mi diceva sempre che se fossi entrato, bendato e al buio, in una stanza in cui c’erano 300 pecore, avrei beccato al primo tocco e senza saperlo, il cane pastore.
Perchè, volente o nolente, ero attratto da quella tipologia di persona, venendo fuori dalla metafora.
Ho passato i primi otto anni della mia vita amorosa e relazionale da adulto, avendo a che fare sempre con la stessa tipologia. Una tipologia di ragazza con cui, senza nessun motivo che non fosse proprio “mio”, entravo appunto in risonanza. E che beccavo senza nemmeno accorgermi che lo stavo facendo.
Insomma, in mezzo a mille altre persone differenti, io mi presentavo e venivo attratto solo e sempre dallo stesso tipo di ragazza.
E mica fisicamente, eh?
Anzi, un po’ si. Di quella cosa che ti dicono “Ah, già, a te piacciono solo e sempre così!”
Che un po’ è vero, eh.
Ma come cavolo è possibile che a loro potesse piacere questa specie di foca ammaestrata e anche abbastanza truce e impacciata?
Risonanza.
Una parola che io non saprei spiegare, ma che uso in continuazione. Perchè, e non vale solo e sempre per le ragazze, compagne e compagni di vita o di una notte sola, che per me hanno la stessa valenza : chi sceglie di accompagnarmi, lo fa, lo sceglie, lo decide. Fosse solo per un viaggio in treno o per un pezzo di vita.
Scegliamo in continuazione. Quindi, non accetto il “che ne so, non lo sapevo, è capitato”
Io scelgo di star male, se sto con una stronza, che poi magari pensa che lo stronzo sia io perchè in fondo, ste cose, si fanno sempre in due.
La verità è che, finita una storia, quello stesso “affetto”, quel modo di amare, di concepire la coppia, la propria e l’altrui personalità, si eleva e aspetta. Aspetta che, quello stesso affetto, venga riposto in qualcun’altro\a aspettandosi che sia diverso (“Fanculo, la prossima…”) e poi rivelandosi sempre uguale.
Fino a un certo punto.
Fino a che, di colpo, cambia.
Fino a che si smette di cercare nell’altro e si inizia a mettere in discussione se stessi.
E non perchè noi, così come siamo, non andiamo bene al mondo.
E che noi, fino in fondo, non andiamo bene a NOI STESSI.
Perchè non è il mondo che non riesce ad accettarsi per quello che siamo.
Ma siamo noi.
Io, per anni, pensavo di essere brutto, ciccione, inutile e stronzo. Inospitale per tutti\e
Ed effettivamente, lo ero. Per me.
Poi, un giorno, una persona meravigliosa mi ha urlato in faccia che sottostimare me stesso mi portava a sottostimare gli altri. A relegarli a orpelli nella mia vita che avevo deciso essere perfetta senza nessuno accanto.
E quindi che, il coglione, ero totalmente e perfettamente io.

E cazzo, se c’aveva ragione

Pasolini diceva che “La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza”
Ecco, lui lo diceva meglio, ma lo diceva anche pensandolo meglio. Io invece mi incazzavo col mondo.
E continuavo a frequentare persone sbagliate, persone che non apprezzavano quello che ero, non fino in fondo almeno, non come avrei voluto io, non come avrei meritato io e, soprattutto, come avrebbero meritato loro.
Perchè se è vero, come è vero, che quello che diceva Eco sull’amore è sacrosanto, che l’amore vero voglia solo il bene dell’amato, il bene delle persone di cui mi innamoravo era lontano da me.
Non volevo che fossero felici. Volevo che fossero felici con me

E che palle

Ecco, io sta cosa l’ho capita.
Forzare la mano è una cazzata. Impuntarsi pure. Innamorarsi è bello, bellissimo. E si può amare, profondamente per un’ora, un giorno, tutta la vita.
Innamoratevi. Ma non rompete i coglioni.

Io sono single e innamorato.
E solo questo ho imparato.
A non rompere i coglioni.
E non forzare la mano.
Perchè se metempsicosi deve essere, che il vostro “affetto” si migliori, di persona in persona e non resti sempre lo stesso. Fino ad evolversi completamente e raggiungere il totale distacco dalle cose terrene.
E allora si, che capirete il grande assioma:

AMARE, VUOL DIRE NON ROMPERE I COGLIONI

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