Notte di mezza estate

Una zanzara di notte è come il ricordo di una ex ragazza.

Le si dicono le stesse cose, la si tratta nella stessa maniera. Si prova a restare indifferenti, ma poi ti tiene sveglio.
Gli insulti, quelli, sono uguali. “Grandissima puttana” è un evergreen, è come il blu, sta bene su tutto. Come se lei potesse sentirti, come se fosse colpa sua.
Lei fa solo quello per cui è stata creata: sopravvive.
Come hai fatto tu quando hai lasciato lei: istinto di sopravvivenza. Ora stai meglio, sei più felice, le cose vanno meglio. È tutto vero. Solo che c’è una zanzara che ronza, tutte le notti.
E mica parliamo dell’ultima ex, eh? No, il ricordo è della prima, o magari di quella ragazza con cui sei stato un mese e mezzo sette anni fa. Sono così, i ricordi, fanno quello che vogliono e ronzano come vogliono loro.
Quando la sua presenza è così fastidiosamente insistente, quel ronzio costante, tu cerchi di ignorarla, ma lei ti tiene sveglio. E ti costringe ad alzarti, a cercarla. E proprio quando ti ha ormai svegliato, hai acceso la luce, ti sei alzato e hai bestemmiato finendo ogni calendario compreso quello cinese, che quel ricordo, semplicemente, scompare. Si mimetizza sul muro. Quando gli dai attenzione, decidi di attaccarlo, quel ricordo, scompare. Perché è subdolo, meschino, infido.
E ricominci a insultarla.
Alla zanzara, dico.
E quando la scovi, la trovi, la riconosci (perché, cazzo, ti sei alzato, di notte, hai sonno, a quel punto tu, LA TROVI!) hai un solo modo per ricominciare a vivere, a dormire: uccidere la zanzara. Cancellare per sempre quel ricordo. E non è mai così semplice. Perché sono le 3 e venti, perché ti ha tolto il sonno e quindi sei più debole, più vulnerabile. Più sensibile. Hai i riflessi appannati, e questa scappa, sta maledetta. E raccatti dal comodino quella povera copia di topolino, che i topolino estivi c’hanno la quarta di copertina che è un cimitero di insetti vari. Se sei un romantico, acchiappi la ciabatta e via.
E lì c’è il peggio.
Perché devi trovarla. Perché sei figo e ti senti cool e maledici il giorno in cui hai scelto il colore da Leroy Merlin e il muro della tua camera L’hai fatto blu scuro. O verde pisello.
E quando cazzo la trovi, sta minuscola fettina di ego che fino a due minuti fa non faceva che ronzare e adesso c’è il silenzio irreale che si sente quando racconti una barzelletta sconcia a un gruppo di suore.
Poi, inspiegabilmente, la prendi.
Quel ricordo, quelle emozioni, le acchiappi. E le stritoli per sopravvivere. Se ti va bene, sul muro, poi dopo, basterà poco. Ma se ti ha svegliato di notte, e ci ha messo un po’ prima di farti alzare, allora il suo lavoro, quella, l’avrà fatto eccome. E allora sul muro ci vedi una chiazza di sangue e pensi “cazzo, quello, quello lì, è il mio!”
Ed è quello il momento in cui il ricordo fa più male. Perché non c’è più, ma sai che si è portato via una parte vitale di te, prima di andarsene. E che quel sangue lì, proprio quello, quello che hai dato a quella zanzara, non tornerà mai più indietro, e non ce ne sarà mai uno identico. Simile, di sicuro si, perché si rigenera, perché altrimenti non si vive, se il sangue non si riformasse di continuo e non partisse tutto dal fegato, che infatti fa male più del solito; ma quello, proprio quello, quel sangue lì, non ci sarà mai più.
E allora torni a dormire. Consapevole di aver perso, con quel ricordo, una piccola parte di te che non tornerà mai più e che resterà solo come una piccola macchia sul muro. E ti rimetti a dormire, più sollevato ma anche diverso, con del sonno perso ma con una consapevolezza guadagnata.
Sei più forte, più libero, più pronto alla vita, al sonno. Chiudi gli occhi e pensi, ce l’ho fatta. Buonanotte.
E proprio mentre stai per addormentarti, eccolo, di nuovo
Un altro ronzio

L’amore è come una finestra senza zanzariere.
È bello, libero, aperto, senza costrizioni, con quella bell’aria che ti accarezza le guance e quella luce così forte e senza filtri che ti fa sentire bene.
E che ti riempie la stanza di zanzare che ti tolgono il sonno la notte.

Continuate ad amarvi, e a fidanzarvi.

E per ogni evenienza, comunque, compratevi un picchietto

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